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Gruppo Scout Lamezia Terme I "don Saverio Gatti" |
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Don Saverio Gatti nacque a Nicastro 1,11 Gennaio del 1922 da una famiglia della borghesia nicastrese, in cui non erano mancati personaggi fortemente impegnati in campo sociale e politico; un antenato aveva partecipato all’insurrezione calabrese del 1848 e aveva pagato con “25 anni di ferri” il desiderio di giustizia e di libertà, “accusato di attentato contro la sicurezza interna dello Stato con aver fatto parte di bande armate organizzate per distruggere e cambiare il Governo, resistendo contro le Reali Milizie spedite dal Re per comprimere la ribellione!”7. Don Saverio portava il nome di uno zio farmacista, a cui era molto legato, il quale aveva sempre provveduto al mantenimento della famiglia dopo la perdita del padre. Da lui aveva ereditato la sua passione per la musica, ed un vecchio pianoforte su cui suonava sempre. Fu delicato compositore e brillante esecutore, doti che evidenziava soprattutto quando suonava l’organo in Cattedrale. Entrò nel Seminario Vescovile di Nicastro nel 1934 insieme ai fratello Gianni, magistrato, che mori giovanissimo, e che lui ricordò sempre cori profondo rimpianto. Nel suo diario così scrive: “anniversario della morte di mio fratello Giovanni: trentadue anni! Nella linea della volontà del Padre, tutto è bello, perché tutto è buono. Gli avvenimenti della vita ci parlano del tuo amore. Tutto è grazia!”8. Nel 1938 passò, poi, nel Seminario Reggio Calabria, non trascurando, però, la famiglia verso la quale nutrì un perenne sentimento di intenso amore e gratitudine. Dal Seminario scriveva spesso alle sorelle e alla madre. Riporto qui una lettera scritta in occasione dell’onomastico della sorella e del cognato |
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Reggio
Calabria 05 .04.1 943 Carissimi, è giusto e doveroso che anche quest’ anno Ho
voluto scrivervi una lettera per meglio esprimervi i miei pensieri e
il mio affetto. Sono
dispiaciuto per la malattia di Ninna (sorella), e non appena ho saputo
che andava a Roma, sono andato ai piedi del Confidate
con cuore aperto nella bontà di Gesù e non vi succederà mai nulla,
a Ninna specialmente raccomando che non si impressioni né di
possibili bombe inglesi, né di allarmi, affidarsi solo alla bontà
del Signore: ecco l’unico rimedio per ogni dolore e per ogni paura. Però, finché siamo su questo mondo saremo sempre, continuamente attanagliati dal dolore e dalla sofferenza; rileggete nel vostro
passato, nelle vostre trentadue primavere trascorse: Vi parlo come un fratello: guardate in alto, offrite la sofferenza per la pace e per la giustizia e allora avrete assolto il vostro compito. Non vi nascondo che il mio pensiero è a voi, incessante, continuo; dalle prime ore dell’alba, mentre ancora voi dormite, io dinanzi a Cristo, nella Messa di ogni giorno prego, per mamma prima e poi per voi tutti,
ogni sera mando l’Angelo di Dio che vi custodisca. La
mia apprensione è per i vostri bambini, tant’ è vero che spesse
volte mi vengono in sogno. Il pensiero che forse domani saranno non buoni, o vili, o viziosi mi tormenta l’animo: vi prego di aver sempre cura di loro, perché la
loro posizione sociale, la loro bontà dipendono dalla vostra
educazione. Non posso chiudere questa lettera prima di avervi ambedue ringraziati, per quello che cercate di fare in mio favore, durante le vacanze; spesso
me ne ricordo, anzi è un sollievo per me ricordare quelle serate
passate insieme a casa vostra, o in giardino, sotto il lume lunare,
accompagnati nei vostri discorsi dal mormorio dell’acqua che lì
scorre. raccomando mamma e Rina, (specialmente se dovrà partire Gianni)
ogni pizzico di bontà dimostrato loro, la ritengo fatta a me, ed io
non dimentico mai chi mi vuole bene. Vi auguro di passare con gioia serena il vostro onomastico. A Vincenzino
il mio affetto e la mia ammirazione, insieme all’augurio fraterno di
una vita tranquilla. Ai
vostri bimbi baci infiniti. Vi prego di scrivermi spesso e a lungo.
Vi abbraccio Saverio
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Nel
Seminario visse nella preghiera e nello studio con impegno e frutto.
Venne ordinato Presbitero il 29 Giugno del 1945 e subito fu nominato
vice parroco della Cattedrale. Erano gli anni difficili del dopo
guerra, anni di sacrificio ma anche di grandi ideali umani e politici.
Don Saverio, come in ogni momento della sua vita, non si tirò
indietro e fu tra i sacerdoti che coordinarono il comitato civico in
diocesi. La sua parola, come sempre, seppe essere forte e
appassionata, tanto da suscitare l’ira di un avversario, e Don
Saverio seppe per davvero, vivere il comandamento forse più duro del
Vangelo: all’avversario che gli tirava uno schiaffo, lui ebbe
l’umiltà di porgere l’altra guancia |
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lascio
alla diocesi di Nicastro tutto quello che io possiedo in beni immobili
ed in danaro per la costruenda casa “Domus Bethaniae" dove la
comunità dei giovani possa realizzare una responsabilità ed una
maturità ecclesiale. Credo
in Dio, nel suo amore, e nella sua misericordia. Chiedo
ai fratelli perdono dello scandalo che ho dato, dell’egoismo che
spesse volte ha distrutto la ricchezza dell’amore, del mio sacerdozio
non pienamente e responsabilmente vissuto. Ringrazio
Don Vittorio, Don Giulio, Don Eugenio, Don Natale, Don Peppino, Don
Pietro e tutti gli altri sacerdoti per l’esempio che mi hanno’ dato
nell’ umiltà della dottrina e nella bontà di vita. Rùigrazio
i giovani e le ragazze per il loro esempio di rettitudine e di
sacrificio. Mi
affido alla misericordiosa bontà di Dio nella speranza di essere tutti
insieme unafamigliafelice. Desidero
essere seppellito nella nuda terra senza marmi o altro. Sac.
Saverio Gatti 7
GATTI S., Atti Processi I semestre 1851, Archivio storico Catanzaro, p.
941. 8 GATTI S.,Diario..., p. 84. |